Ricostruzione mammaria dopo tumore - Chirurgia Plastica Estetica - Dott. Antonio Tambuscio

intervento chirurgia plastica

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Ricostruzione mammaria

Ricostruzione mammaria

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Se all'esame ecografico mammario viene riscontrata una falda fluida periprotesica, vuole dire che la protesi è rotta?

Assolutamente no. Reperire una falda fluida attorno alla protesi è estremamente frequente e nella maggior parte dei casi del tutto normale. Attorno ad ogni protesi si forma come noto un rivestimento di tessuto connettivo detto CAPSULA. Tra la capsula e la protesi spesso si formano delle sottili falde fluide di siero, del tutto innocue. Questo reperto è più frequente con le protesi lisce e meno con quelle tesaurizzate.



Ho le protesi mammarie rotte e lo so da circa un anno e non ho i soldi per pagare l'intervento. Cosa mi comporta tutto questo?

Se le protesi mammarie sono state messe a scopo curativo per ricostruire ad esempio le mammelle dopo mastectomia per tumore, è possibile sostituirle in convenzione con il SSN e quindi a titolo gratuito. Nel caso in cui le protesi siano di esclusivo significato estetico e siano effettivamente rotte, non è possibile sostituirle con la muta. L’unica prestazione erogabile dal SSN è la semplice rimozione degli impianti, per mettere in sicurezza la paziente. In ogni caso, pur non rappresentando un’urgenza assoluta, la rottura delle protesi mammarie necessita di una sostituzione o rimozione in tempi ragionevoli (3-6 mesi).



Ho entrambi i seni ricostruiti a causa di un carcinoma che ha richiesto una mastectomia bilaterale. Da 8 anni ho delle protesi al silicone (tolta completamente la ghiandola) e da circa una decina di giorni ho prurito al seno sinistro. Il prurito è chiaramente interno e persistente. Farò a questo punto dei controlli ma cosa potrebbe generarlo?

E' difficile capire con certezza cosa possa provocare il fastidio che riferisce anche perché un “prurito” è di difficile interpretazione soprattutto in una mammella che ha subito una mastectomia e dove quindi la sensibilità è molto compromessa. In questi casi conviene procedere con calma, senza fretta. E’ opportuno attendere qualche settimana eventualmente assumendo degli anti infiammatori o dei leggeri antistaminici. Di solito questi disturbi si risolvono spontaneamente nel tempo. Nel caso in cui il fastidio dovesse permanere si può procedere con un esame strumentale (una semplice ecografia) e una visita senologia.



Mi è stata fatta la ricostruzione del seno dopo una mastectomia. Da una recente risonanza magnetica risulta inequivocabile la rottura della protesi e pertanto dovrò sottopormi ad un intervento per la sostituzione dell'impianto. Mi chiedo se sia previsto un risarcimento del danno subìto da me e dal SSN.

La risposta è no. Più precisamente, sarebbe possibile in linea teorica chiedere un risarcimento ma per questo tipo di problema non conviene. Innanzitutto va detto, come già spiegato in questo post, che la risonanza magnetica (RMN) non è un esame preciso al 100% nell'identificare una rottura protesica e non sono rari degli errori diagnostici che possono dare qualche "sorpresa" in sala operatoria. Vediamo bene quali sono le parti tirate in causa ed eventualmente danneggiate. L'intervento è stato eseguito in convenzione con il SSN nazionale quindi la paziente non ha pagato nulla e tutte le spese sono a carico della Azienda Ospedaliera che ha fornito il trattamento. E' quindi il SSN che può in primo luogo richiedere un rimborso la qual cosa non viene fatta poiché le protesi impiantate hanno generalmente una garanzia a vita e l'impianto sostitutivo è fornito gratuitamente. La paziente dal canto suo non avendo speso niente potrebbe in linea teorica richiedere un risarcimento solo per i disagi patiti con un secondo intervento di sostituzione. Questa eventuale azione è di dubbio successo prima di tutto perché spesso è indimostrabile il motivo per cui un impianto è rotto e il produttore potrebbe sostenere che vi sia stato un traumatismo esterno che ha provocato la rottura. Le protesi rotte espiantate vengono sempre inviate al produttore per una analisi, la cui risposta è di solito "non è possibile escludere un difetto fabbricativo". In questo modo il produttore accetta di fornire un impianto sostituivo in garanzia ma di fatto non esclude altre ipotesi di rottura indipendenti dal difetto di fabbrica, per tutelarsi. Oltre quindi alla prevedibile obiezione che farebbe il produttore ad una richiesta di risarcimento va detto che l'entità del risarcimento ottenibile è così bassa da rendere insensata una azione legale. Di fatto l'unico "danno" patito dalla paziente è una seconda convalescenza quindi, per essere molto sintetici, circa un mese di malattia che corrisponde ad un indennizzo piuttosto esiguo. protesi rotta protesi rotta  


A seguito di una mastectomia ho subìto la ricostruzione con lembo TRAM e protesi rotonda. Tale protesi risulta "rotta" dopo 18 mesi dal suo inserimento (referto eco e RMN) senza aver subìto traumi. Il referto parla di rottura intracapsulare. La capsula è parte della protesi (membrana più esterna) oppure per capsula si intende la capsula fibrosa che si forma intorno ad un corpo estraneo?

Le protesi moderne sono formate da un involucro esterno in elastomero di silicone (più rigido) e un contenuto interno in gel di silicone (morbido). Una protesi si considera rotta quando l'involucro esterno si frattura e il silicone tende ad uscire. Esiste però un altro elemento da considerare. Ogni protesi induce la formazione da parte del corpo di un involucro detto capsula periprotesica. E' una normale reazione fisiologica di risposta ad un corpo estraneo. Quando si parla di rottura protesica intracapsulare si intende una rottura della protesi (quindi del solo impianto) senza lacerazione della capsula peri protesica pertanto il silicone resta inglobato e non si sposta (specie per gli impianti in gel coesivo di silicone). Questo tipo di situazioni, in assenza di sintomi quali dolore, rossore, deformazione della mammella, febbre, etc.., non necessitano interventi urgenti anche se una sostituzione dell'impianto rotto dovrà essere fatta prima o poi. In pazienti asintomatiche è possible attendere fino ad un anno più. Va infine detto che la diagnosi di rottura di protesi eseguita con RMN e (soprattutto) con l'ecografia, può essere imprecisa e non sono rari i falsi positivi, ovvero immagini radiologiche che suggeriscono una rottura (di solito sono ripiegature estrene della protesi) ma una volta estratto l'impianto questo è assolutamente integro. E' indispensabile quindi valutare la situazione clinica e mostrare gli esami ad un chirurgo plastico molto esperto.


Ho subito una mastectomia con posizionamento di espansore mammario pochi mesi fa, ora sto per iniziare la chemio. Ho dolori intensi e fastidiosi all'ascella, è possibile che l'espansore non sia posizionato bene?

La ricostruzione mammaria post oncologica più frequentemente eseguita è l'utilizzo di protesi in gel di silicone (come quelle utilizzate a scopo estetico) dopo aver espanso sufficientemente la pelle. Viene pertanto inserito lo stesso giorno della mastectomia una protesi espandibile provvisoria che verrà nelle settimane successive gonfiata con della soluzione fisiologica (acqua) attraverso una valvola posizionata sotto pelle. La posizione dell'espansore (più o meno buona) generalemnte non comporta fastidi ma può eventualmente influire sul risultato estetico finale. Ciò che può dare fastidio invece è una velocità di espansione troppo elevata con sedute ripetute e volumi di riempimento alti (scelta talora adottata da alcuni chirurghi). In realtà molto più spesso i fastidi che si possono avere a livello ascellare e del braccio sono correlati con i frequenti svuotamenti ascellari linfonodali associati alla mastectomia. Questi disturbi dovuti all'alterazione del circolo linfatico migliorano nel tempo e con i massaggi.



Ho subito una mastectomia radicale con perdita della pelle e del capezzolo. Avendo un seno piccolo, dopo l'inserimento dell'espansore quante sedute ci vogliono per completare l'espansione? Quanti mesi devono trascorrere prima di inserire la protesi definitiva?

E' difficile dare una risposta precisa che si adatti alla grande varietà di condizioni clincihe di una paziente candidata alla ricostruzione mammaria con protesi in silicone dopo espansione. In linea di massima, se la paziente non ha eseguito radioterapia adiuvante sulla mammella operata, l'espansione procede piuttosto rapidamente perchè i tessuti sono piuttosto elastici e "dilatabili". L'espansore mammario può essere collocato direttamente il giorno della mastectomia (in una tasca retro muscolare) e si parla in questo caso di ricostruzione immediata. Alternativamente può essere inserito in un secondo tempo con un ulteriore intervento della durata di circa un'oretta e si parla in questo caso di ricostruzione differita. Trascorsi quindici giorni dall'operazione iniziano le espansioni che normalmente vengono eseguite con sedute ambulatoriali di pochi minuti ogni 7-15 giorni a seonda dei casi. I volumi di riempimento per ogni seduta sono variabili da caso a caso e vanno mediamente da 30 a 80cc. Il volume di riferimento per l'espansione è sempre quello della mammella sana e logicamente più questa è piccola e minori saranno i tempi per l'espansione. In modo estremamente semplificativo, per una seconda misura si possono prevedere tempi di circa 45gg mentre per una quarta ci possono volere anche tre mesi o più. Una volta raggiunto il volume definitivo (che è sempre un po' maggiore della mammella sana per avere una cute più morbida) si attendono normalmente altri 15-20 giorni prima di inserire la protesi definitiva con un intervento di circa mezz'ora. Nel caso in cui la paziente stia ancora facendo la chemioterapia al termine dell'espansione, si aspetta almeno un mese dal termine della chemio e dopo, aver fatto degli esami di controllo, si può andare in sala operatoria. La ricostruzione mammaria può venire perfezionata dopo alcuni mesi con la ricostruzione del complesso areola capezzolo e con dei lipofilling di rifinitura.



Circa 20 anni fa ho subito l’asportazione di una mammella per un tumore. Al tempo non ero motivata per rifare il seno, sarebbe possibile farlo ora che ho 55 anni? Che intervento ci vuole?

In considerazione della sua età, degli interventi subiti e della sua motivazione è probabilmente possibile ricostruire il seno anche dopo 20 anni dalla mastectomia. Si tratterebbe di una così detta ricostruzione mammaria differita. Dai pochi elementi a disposizione è difficile dire che risultati potrebbero essere raggiunti e con quali e quanti interventi. In linea di massima comunque è possibile eseguire la ricostruzione con una tecnica base che prevede l’impianto di una protesi mammaria dopo l’espansione cutanea con un espansore. Ciò ammesso che lei non abbia al tempo fatto radioterapia o che almeno non siano presenti infiammazioni coniche della pelle in conseguenza di essa. In questo caso sarebbe necessario ricorrere ad un lembo cutaneo ossia al trasferimento di tessuto da un’area donatrice (generalmente la pancia o la schiena) al torace.






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RICOSTRUZIONE MAMMARIA POST ONCOLOGICA

 

I tumori della mammella possono essere trattati con due tecniche fondamentali. La prima di esse è la quadrantectomia (asportazione selettiva della massa tumorale) con successiva ricomposizione della mammella tramite il rimodellamento ghiandolare del tessuto preservato. La seconda tecnica di trattamento è la mastectomia radicale modificata che comporta l’asportazione completa della mammella preservando quanta più pelle possibile. Questa procedura richiede una successiva completa ricostruzione mammaria. La ricostruzione mammaria post oncologica può essere fatta, a seconda dei casi, con una protesi mammaria definitiva (dopo espansione della pelle per mezzo di un espansore cutaneo) o con lembi muscolocutanei (pelle e muscolo) o cutanei (lembi perforanti). La scelta della tecnica ricostruttiva più opportuna viene fatta caso per caso, dopo attenta valutazione dell’età della paziente nonché delle condizioni generali e del grado di motivazione.








Ricostruzione mammaria dopo mastectomia

               
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